sabato 2 agosto 2008

Un regalo dal cardinale Carlo Maria Martini

Ritornando dalle vacanze ho trovato una montagna di giornali e di riviste da leggere, tra cui l’Avvenire di domenica 27 luglio che ha dedicato un’intera pagina ad un articolo del cardinale Carlo Maria Martini dal titolo “Quale cristianesimo nel mondo post moderno”.
In questo articolo, l’ex Arcivescovo di Milano, che oggi ha 81 anni e dal 2002 risiede prevalentemente a Gerusalemme, esordisce con una domanda: «Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi?». La sua risposta è : «Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose. Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l’eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre; secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest’ultimo”.

In preparazione del campo scuola Adulti di A C potrebbe essere un testo da leggere e da meditare. Ecco l’intero testo.

Quale cristianesimo nel mondo postmoderno
di Carlo Maria Martini

Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi? Mi lascio ispirare dalle parole di un grande pensatore ed uomo di scienza russo, Pavel Florenskij, morto nel 1937 da martire per la sua fede cristiana: «Solo con l'esperienza immediata è possibile percepire e valutare la ricchezza della Chiesa». Per percepire e valutare le ricchezze della Chiesa bisogna attraversare l'esperienza della fede.

Sarebbe facile redigere una raccolta di lamentele piena di cose che non vanno molto bene nella nostra Chiesa, ma questo significherebbe adottare una visione superficiale e deprimente, e non guardare con gli occhi della fede, che sono gli occhi dell'amore. Naturalmente non dobbiamo chiudere gli occhi sui problemi, dobbiamo tuttavia cercare anzitutto di comprendere il quadro generale nel quale essi si situano.

UN PERIODO STRAORDINARIO NELLA STORIA DELLA CHIESA

Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose.

Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La nostra Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l'eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre.

Secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest'ultimo.

Persino nel IV secolo, il periodo dei grandi Padri della Cappadocia della Chiesa orientale e dei grandi Padri della Chiesa occidentale, come San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, non vi era un'altrettanto grande fioritura teologica.

È sufficiente ricordare i nomi di Henri de Lubac e Jean Daniélou, di Yves Congar, Hugo e Karl Rahner, di Hans Urs von Balthasar e del suo maestro Erich Przywara, di Oscar Cullmann, Martin Dibelius, Rudolf Bultmann, Karl Barth e dei grandi teologi americani come Reinhold Niebuhr - per non parlare dei teologi della liberazione (qualunque sia il giudizio che possiamo dare di loro, ora che ad essi viene prestata una nuova attenzione dalla Congregazione della Dottrina della fede) e molti altri ancora viventi. Ricordiamo anche i grandi teologi della Chiesa orientale dei quali conosciamo così poco, come Pavel Florenskij e Sergei Bulgakov.

Le opinioni su questi teologi possono essere molto diverse e variegate, ma essi certamente rappresentano un incredibile gruppo, come non è mai esistito nella Chiesa nei tempi passati.

Tutto ciò è avvenuto in un mondo carico di problemi e di sfide, come la ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle risorse, la povertà e la fame, i problemi della violenza diffusa e del mantenimento della pace. È poi particolarmente vivo il problema della difficoltà di comprendere con chiarezza i limiti della legge civile in rapporto alla legge morale. Questi sono problemi molto reali, soprattutto in alcuni Paesi, e sono spesso oggetto di differenti letture che generano una dialettica anche molto accesa.

A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello per la Chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento.

Ma preferisco accantonare almeno per il momento questo genere di problemi e considerare piuttosto la nostra situazione pedagogica e culturale con le conseguenti questioni collegate all'educazione e all'insegnamento.

UNA MENTALITÀ POSTMODERNA

Per cercare un dialogo proficuo tra la gente di questo mondo ed il Vangelo e per rinnovare la nostra pedagogia alla luce dell'esempio di Gesù, è importante osservare attentamente il cosiddetto mondo postmoderno, che costituisce il contesto di fondo di molti di questi problemi e ne condiziona le soluzioni.

Una mentalità postmoderna potrebbe essere definita in termini di opposizioni: un'atmosfera e un movimento di pensiero che si oppone al mondo così come lo abbiamo finora conosciuto. È una mentalità che si distacca spontaneamente dalla metafisica, dall'aristotelismo, dalla tradizione agostiniana e da Roma, considerata come la sede della Chiesa, e da molte altre cose.

Il pensare postmoderno è lontano dal precedente mondo cristiano platonico in cui erano dati per scontati la supremazia della verità e dei valori sui sentimenti, dell'intelligenza sulla volontà, dello spirito sulla carne, dell'unità sul pluralismo, dell'ascetismo sulla vitalità, dell'eternità sulla temporalità. Nel nostro mondo di oggi vi è infatti una istintiva preferenza per i sentimenti sulla volontà, per le impressioni sull'intelligenza, per una logica arbitraria e la ricerca del piacere su una moralità ascetica e coercitiva. Questo è un mondo in cui sono prioritari la sensibilità, l'emozione e l'attimo presente. L'esistenza umana diventa quindi un luogo in cui vi è libertà senza freni, in cui una persona esercita, o crede di poter esercitare, il suo personale arbitrio e la propria creatività.

Questo tempo è anche di reazione contro una mentalità eccessivamente razionale. La letteratura, l'arte, la musica e le nuove scienze umane (in particolare la psicoanalisi) rivelano come molte persone non credono più di vivere in un mondo guidato da leggi razionali, dove la civiltà occidentale è un modello da imitare nel mondo. Viene invece accettato che tutte le civiltà siano uguali, mentre prima si insisteva sulla cosiddetta tradizione classica. Oggi un po' tutto viene posto sullo stesso piano, perché non esistono più criteri con cui verificare che cosa sia una civiltà vera e autentica.

Vi è opposizione alla razionalità vista anche come fonte di violenza perché le persone ritengono che la razionalità può essere imposta in quanto vera.
Si preferisce ogni forma di dialogo e di scambio per il desiderio di essere sempre aperti agli altri e a ciò che è diverso, si è dubbiosi anche verso se stessi e non ci si fida di chi vuole affermare la propria identità con la forza. Questo è il motivo per cui il cristianesimo non viene accolto facilmente quando si presenta come la 'vera' religione. Ricordo un giovane che recentemente mi diceva: «Soprattutto, non mi dica che il cristianesimo è verità. Questo mi dà fastidio, mi blocca. È diverso che dire che il cristianesimo è bello...». La bellezza è preferibile alla verità.

In questo clima, la tecnologia non è più considerata uno strumento al servizio dell'umanità, ma un ambiente in cui si danno le nuove regole per interpretare il mondo: non esiste più l'essenza delle cose, ma solo l'utilizzo di esse per un certo fine determinato dalla volontà e dal desiderio di ciascuno.

In questo clima, è conseguente il rifiuto del senso del peccato e della redenzione. Si dice: «Tutti sono uguali, ma ogni persona è unica».

Esiste il diritto assoluto di essere unici e di affermare se stessi. Ogni regola morale è obsoleta. Non esiste più il peccato, né il perdono, né la redenzione e tanto meno il «rinnegare se stessi». La vita non può più essere vista come un sacrificio o una sofferenza.

Un'ultima caratteristica della postmodernità è il rifiuto di accettare qualunque cosa che sa di centralismo o di volontà di dirigere le cose dall'alto.

In questo modo di pensare vi è un «complesso anti-romano». Siamo ormai oltre il contesto in cui l'universale, ciò che era scritto, generale e senza tempo, contava di più; in cui ciò che era durevole e immutabile veniva preferito rispetto a ciò che era particolare, locale e datato. Oggi la preferenza è invece per una conoscenza più locale, pluralista, adattabile a circostanze e a tempi diversi.

Non voglio ora esprimere giudizi. Sarebbe necessario molto discernimento per distinguere il vero dal falso, che cosa viene detto con approssimazione da ciò che viene detto con precisione, che cosa è semplicemente una tendenza o una moda da ciò che è una dichiarazione importante e significativa. Ciò che mi preme sottolineare è che questa mentalità è ormai dappertutto, soprattutto presso i giovani, e bisogna tenerne conto.

Ma voglio aggiungere una cosa. Forse questa situazione è migliore di quella che esisteva prima. Perché il cristianesimo ha la possibilità di mostrare meglio il suo carattere di sfida, di oggettività, di realismo, di esercizio della vera libertà, di religione legata alla vita del corpo e non solo della mente. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, il mistero di un Dio non disponibile e sempre sorprendente acquista maggiore bellezza; la fede compresa come un rischio diventa più attraente. Il cristianesimo appare più bello, più vicino alla gente, più vero.

Il mistero della Trinità appare come fonte di significato per la vita e un aiuto per comprendere il mistero dell'esistenza umana.

«ESAMINA TUTTO CON DISCERNIMENTO»

Insegnare la fede in questo mondo rappresenta nondimeno una sfida. Per essere preparati, bisogna fare proprie queste attitudini:

Non essere sorpreso dalla diversità. Non avere paura di ciò che è diverso o nuovo, ma consideralo come un dono di Dio. Prova ad essere capace di ascoltare cose molto diverse da quelle che normalmente pensi, ma senza giudicare immediatamente chi parla. Cerca di capire che cosa ti viene detto e gli argomenti fondamentali presentati. I giovani sono molto sensibili ad un atteggiamento di ascolto senza giudizi. Questa attitudine dà loro il coraggio di parlare di ciò che realmente sentono e di iniziare a distinguere che cosa è veramente vero da ciò che lo è soltanto in apparenza. Come dice San Paolo: «Esamina tutto con discernimento; conserva ciò che è vero; astieniti da ogni specie di male» (1 Ts 5:21-22).

Corri dei rischi. La fede è il grande rischio della vita. «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt. 16,25). Tutto deve essere dato via per Cristo e il suo Vangelo.

Sii amico dei poveri. Metti i poveri al centro della tua vita perché essi sono gli amici di Gesù che ha fatto di se stesso uno di loro.

Alimentati con il Vangelo. Come Gesù ci dice nel suo discorso sul pane della vita: «Perché il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (Gv. 6,33).

PREGHIERA, UMILTÀ E SILENZIO

Per aiutare a sviluppare queste attitudini, propongo quattro esercizi:

1. Lectio divina. È una raccomandazione di Giovanni Paolo II: «In particolare è necessario che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della lectio divina che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza» ( Novo Millennio Ineunte, N. 39). «La Parola di Dio nutre la vita, la preghiera e il viaggio quotidiano, è il principio di unità della comunità in una unità di pensiero, l'ispirazione per il rinnovamento continuo e per la creatività apostolica» ( Ripartendo da Cristo, N. 24).

2. Autocontrollo. Dobbiamo imparare di nuovo che sapere opporsi alle proprie voglie è qualcosa di più gioioso delle concessioni continue che appaiono desiderabili ma che finiscono per generare noia e sazietà.

3. Silenzio. Dobbiamo allontanarci dalla insana schiavitù del rumore e delle chiacchiere senza fine, e trovare ogni giorno almeno mezz'ora di silenzio e mezza giornata ogni settimana per pensare a noi stessi, per riflettere e pregare.

Questo potrebbe sembrare difficile, ma quando si riesce a dare un esempio di pace interiore e tranquillità che nasce da tale esercizio, anche i giovani prendono coraggio e trovano in ciò una fonte di vita e di gioia mai provata prima.

4. Umiltà. Non credere che spetti a noi risolvere i grandi problemi dei nostri tempi. Lascia spazio allo Spirito Santo che lavora meglio di noi e più profondamente. Non cercare di soffocare lo Spirito negli altri, è lo Spirito che soffia. Piuttosto, sii pronto a cogliere le sue manifestazioni più sottili. Per questo hai bisogno di silenzio.

Vacanze 2008 (2)

Ecco altre foto delle vacanze 2008

la chiesetta per la meditazione quotidiana

passeggiata sul mare con tutto il clan

Vista sul mare

Vista sul mare

Visita a Taormina con foto di gruppo

2 agosto 2008 . Ritorno dalle vacanze.


Sono ritornato dalle meritate (brevi purtroppo) vacanze passate con la famiglia in un posto incantevole e soprattutto tranquillo, silenzioso e riposante. Ecco alcune foto. Tra onomastici e compleanni, pranzi e e cene "luculliane" abbiamo attuato il nostro motto di famiglia: "Facciamo consistere la santità nello stare allegri". Non sono mancati i momenti di riflessione e di silenzio e di incontro con il Signore e la sua Parola. Mi rifarò vivo in questi giorni.




martedì 15 luglio 2008

14 Luglio 2008. E' nato Enrico Alberto Mazzone


Oggi presso la clinica Falcidia di Catania è nato il quarto maschietto della famiglia Mazzone - Ialuna. Si chiama Enrico Alberto Maria Agrippino (essendo l'annno giubilare di Sant'Agrippina) Mazzone.
Auguri vivissimi a Maria Givanna ed Alessandro, ad Antonio, Stefano e Amedeo; alla nonna Lucia (emozionata e commossa) e a nonno Totò da tutti noi, in particolare dai cuginetti Antonio, Agnese e Ausilia.
I figli sono la benedizione del Signore.

mercoledì 9 luglio 2008

Finalmente le magliette del Grest


Finalmente sono arrivate la desiderate magliette del Grest 2008.
Il tema non poteva essere che quello del Giubileo di Sant'Agrippina.
Sarebbe opportuno dare una spiegazione completa del logo.
Un grazie ai numerosi e generosi animatori.

Come mai quest'anno niente mare ? Pubblicherete il Giornalino del Grest ? Fateci sapere.
A proposito: vi sono in campi scuola di A C per giovani e giovanissimi.

Campo scuola Adulti. Caltagirone 7 - 10 agosto


Ecco il programma dettagliato del campo scuola di Azione Cattolica adulti che si terrà all'Oasi Sacro Cuore - Santo Pietro dal 7 al 10 agosto 2008.

PROGRAMMA
7 AGOSTO 2008
H 16,00 Arrivi e sistemazione
H 17,00 Presentazione dei partecipanti e della struttura del campo
H 18,30 Celebrazione dell’accoglienza
H 20,30 Cena
H 22,00 Proiezione del filmato: “Gli adulti si raccontano”

8 AGOSTO 2008
H 7,30 Sveglia
H 8,30 Colazione
H 9,00 Lodi
H 10,00 Relazione: “Chi è l’adulto? La personalità dell’adulto nei vari ambiti di vita”, a cura della Dott.ssa Maria Carmela Vinci.
A seguire Dibattito sulla relazione.
H 13,00 Pranzo
H 16,00 Gruppi di studio (su piste di riflessione da elaborare)
H 17,30 Pausa caffè
H 18,00 Riflessione comunitaria guidata dalla relatrice
H 19,00 Celebrazione Eucaristica
H 20,00 Cena
H 21,30 Animazione

9 AGOSTO 2008
H 7,30 Sveglia
H 8,30 Colazione
H 9,00 Celebrazione Eucaristica
H 10,00 Relazione: “Chi è l’Adulto nella Fede? Come si diventa adulti nella fede?”, a cura di don Gianni Zavattieri, Assistente Unitario
H 11,15 “Dalla Parola alla vita, dalla vita alla Parola”: spazio per la riflessione personale (su traccia da preparare)
H 12,30 Conclusione plenaria e Recita dell’Angelus
H 13,00 Pranzo
H 16,00 Relazione “Essere e diventare Adulti di ACI”, a cura di Sergio Visconti, Incaricato Regionale per il Sett. Adulti della Sicilia
H 17,00 Pausa Caffè
H 17,30 Brainstorming (scrivere le proprie riflessioni su un pannello)
H 18,30 Conclusioni del relatore
H 19,00 Vespri
H 20,00 Cena
H 21,30 Fraternità serale

10 AGOSTO 2008
H 7,30 Sveglia
H 8,30 Colazione
H 9,00 Lodi
H 10,00 “Educare è ancora il DNA dell’AC?”: Tavola rotonda di esperienze significative, moderata da Salvo Pennisi, Segretario regionale del Progetto Policoro. Interventi di:
• Associazione “Don Puglisi” di Modica (lavoro);
• Antonello Ferrara, Incaricato Regionale della Sicilia per il Movimento Lavoratori (evangelizzazione del mondo del lavoro);
• Dora Macaluso (famiglia ed impegno educativo)
• Michele Chimenti (impegno politico)
H 13,00 Pranzo
H 15,30 Relazione associativa, a cura dei Vicepresidenti diocesani per il Sett. Adulti, Giacomo Balata e Margherita Marchese
H 16,30 Verifica del campo
H 17,30 Celebrazione Eucaristica finale.

sabato 5 luglio 2008

4 luglio 2008. Salesiani di Sicilia: Nuovo superiore.

Il Rettor Maggiore dei salesiani, don Pascual Chavez, sentito il parere del suo Consiglio, ha nominato il 18 giugno don Giovanni Mazzali Superiore dell'Ispettoria "San Paolo" della Sicilia per il sessennio 2008-2014, come successore di don Luigi Perrelli.
Nato nel 1947, don Giovanni Mazzali è stato Superiore dell'Ispettoria Ligure-Toscana e dal 1996 ha ricoperto il ruolo di Economo Generale della Congregazione, mandato che ha concluso durante il Capitolo Generale 26, celebrato nei mesi di marzo e aprile scorsi.

Un caloroso benvenuto dai tanti ex allievi salesiani di Mineo a don Mazzali augurandogli di svolgere un buon lavoro in terra siciliana e un grazie sentito di cuore a don Luigi Perrelli per il suo servizio e il suo impegno generoso e fecondo in questo sessennio trascorso.

giovedì 3 luglio 2008

29 Giugno 2008 : Prima intervista del neo Presidente di A C Miano.

Ac, con i vescovi per tre priorità
Ampli stralci della prima intervista rilasciata ad Avvenire il 29 giugno dal neo presidente dell'Azione Cattolica italiana, prof. Franco Miano.

Santità di vita, emergenza educativa, passione per il bene comune. Sono le tre tematiche attorno alle quali, «a partire dalla XIII Assemblea e dallo straordinario incontro con Benedetto XVI» del maggio scorso, l’Azione cattolica italiana intende sviluppare il suo impegno futuro. «Un tempo propizio per un cammino dell’Azione cattolica che possa ancora più rinsaldare il proprio legame con la vita della Chiesa italiana e con i vescovi prima di tutto», afferma Franco Miano, eletto alla fine del mese scorso nuovo presidente nazionale dell’Ac.

Lei arriva alla presidenza in un periodo di passaggio molto importante per la Chiesa italiana. Che momento è per lei e per l’Ac?

Sicuramente un momento molto bello. L’Ac s’è incontrata con Benedetto XVI in piazza San Pietro, eravamo in 100mila, ed è stato un incontro davvero intenso, prima di tutto per le parole del Papa, che ci hanno offerto un insegnamento che costituirà per noi la traccia del lavoro dei prossimi anni. Così come è stato bello che, in quell’occasione, a presiedere la celebrazione eucaristica sia stato il cardinale Angelo Bagnasco, il presidente dei vescovi italiani, che ci ha dato altre importanti indicazioni. E direi infine che è stato bello in quanto la coincidenza con la XIII Assemblea è stata l’occasione per un moltiplicarsi di significati, perché nel momento in cui avveniva quel naturale passaggio da un Consiglio nazionale all’altro, nella responsabilità associativa, s’era accompagnati dall’intera associazione, rappresentata visivamente in piazza San Pietro nella tradizione del ritrovarsi con il Papa.

In qualche settore dell’associazione la sua elezione è stata letta in una chiave di discontinuità, quasi in una linea, se non proprio “non in sintonia”, “problematica” rispetto alla Cei. Che cosa può dire al riguardo?

A mio giudizio, ma non solo, credo, si tratta di una sensazione sbagliata. Forse nata da qualche equivoco, ma non saprei dire quale. Sbagliata perché l’Ac, al di là delle tante espressioni che la possono caratterizzare, si ritrova fortemente e pienamente nella linea della collaborazione con i vescovi italiani. Questo appartiene alla sua storia, al suo statuto, ma appartiene anche al suo futuro, perché è il senso stesso dell’essere Azione cattolica che è comunione piena, collaborazione, corresponsabilità con i vescovi. D’altro canto ho avuto anche modo di sottolineare questa mia precisa convinzione negli incontri avuti prima con monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei e poi con il cardinale presidente. Io credo che si tratti di un tempo molto importante, da questo punto di vista, un tempo propizio per un cammino dell’Azione cattolica che possa ancora più rinsaldare il proprio legame con la vita della Chiesa, e con i vescovi prima di tutto.

Quali sono i temi, le problematiche più vive che l’Ac si trova a dover affrontare?

Proprio a partire dalla XIII Assemblea e dall’incontro con Benedetto XVI, io mi sentirei di sottolineare tre tematiche, e al primo posto metterei quella della santità, vissuta nelle condizioni più consone alla condizione laicale, come il Papa ha sottolineato nell’incontro di maggio. Perché questo tema? Perché se abbiamo lavorato moltissimo, nell’anno associativo 2007-2008, per ricordare i 140 anni dell’Ac, lo abbiamo fatto non per chiuderci nel passato, ma per cercare di cogliere da esso le radici più belle e più autentiche del nostro futuro. In questo cammino, la cosa fondamentale è stata la scoperta, che naturalmente è una riscoperta, dei tanti santi che hanno costellato e accompagnato la vita dell’associazione. Si tratta di una santità che è arrivata agli onori degli altari, ma anche di una santità della vita quotidiana.

Che cosa implica questa riscoperta?

Parlare di santità, oggi, guardando al futuro, significa fondamentalmente rafforzare la qualità della vita spirituale e della proposta formativa. Immediatamente collegata a questo c’è dunque la risposta che l’Ac vorrebbe dare con forza alla questione dell’emergenza educativa, e questa è la seconda delle tematiche da sottolineare. Nel nostro patrimonio abbiamo una tradizione formativa vivissima e la vorremmo mettere a disposizione di questo momento della vita della Chiesa e, direi, della vita del Paese. Il Papa, nell’ultimo periodo, ha ricordato tante volte la centralità della questione educativa e l’emergenza che vi è sottesa oggi. Noi siamo convinti di questa analisi, e vorremmo lavorare da un lato a qualificare sempre di più la nostra proposta formativa e, dall’altro, ad aprire nuovi spiragli verso le persone che sono distanti dalla Chiesa.

La terza prospettiva?

È la passione per il bene comune. Di fatto l’Ac oggi, nelle sue realtà territoriali, sta mettendo una forte attenzione alle problematiche relative al territorio; ma anche a livello nazionale non possiamo non continuare a mettere al centro alcune questioni che, in questo orizzonte, sono fondamentali: la vita, la famiglia, il lavoro, la pace, la questione della politica e della moralità della politica. Ciò perché crediamo che sia compito dell’Ac, e dei cattolici in genere, diffondere sempre più nella popolarità della vita della Chiesa un forte senso di passione per il bene comune, che si traduce in un apporto concreto alla nostra realtà.