L’Assemblea diocesana di A. C. si terrà giorno 5 OTTOBRE al Seminario Estivo di Caltagirone. Don Giorgio Bezze, assistente nazionale del settore giovani, ci aiuterà a riflettere sul tema: “CHIAMATI AD ESSERE SANTI - dai volti il Volto”
Il programma della giornata.
9,00 Accoglienza
9,30 Preghiera iniziale - Saluti
10,00 Relazione di Don Giorgio Bezze, assistente nazionale del settore giovani:
“CHIAMATI AD ESSERE SANTI, dai volti il Volto”.
11,30 Interventi - Linee programmatiche - Angelus
13,00 Pranzo a sacco
15,00 Raccontiamoci l’estate
16,00 Presentazione testi per il nuovo anno associativo
17,30 Celebrazione Eucaristica
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In vista dell’assemblea, alcuni stralci delle relazioni che si sono tenute al recente Convegno “Chiamati ad essere santi insieme” tenutosi ad Assisi qualche giorno fa.
«La santità non riguarda solo il nostro privato, ma anche il nostro essere Azione Cattolica. In un legame inscindibile che va coltivato ogni giorno». In queste parole, pronunciate dal presidente Franco Miano, sta la radice del percorso programmatico che attende l’Azione Cattolica per i prossimi tre anni.
Nella sua relazione conclusiva al recente Convegno «Chiamati ad essere santi insieme», ad Assisi, alla presenza di 400 tra presidenti ed assistenti unitari diocesani e regionali di Ac, Miano ha messo in evidenza, dopo aver ricordato il discorso di Benedetto XVI, in piazza San Pietro il 4 maggio scorso, in occasione dell’incontro nazionale con l’Azione Cattolica, che guardare ai santi non significa «cercare modelli da copiare ma scrutare nella vita di altri l’azione dello Spirito e allenarsi ad accoglierla a nostra volta».
In questo contesto si sono inserite le figure di Giuseppe Toniolo e Carlo Carretto, riportate alla memoria durante il Convegno, come persone che si sono confrontate con «la misura della santità laicale». In un mirabile percorso personale e associativo che si è fatto legame tra testimonianza della fede e impegno per la promozione del bene comune. «Un percorso che è anche un servizio tradizionale per la nostra associazione a cui riconosciamo particolare urgenza e importanza», ha ricordato il presidente dell’Azione Cattolica: «Siamo consapevoli della possibilità e della bellezza di una vita pienamente umana e cristiana; per questo vogliamo continuare a essere scuola di vocazioni laicali, a spenderci in favore del bene comune, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione, alla democrazia».
Il filo che da sempre lega la spiritualità di Carlo Carretto e l’Azione Cattolica si è irrobustito con la decisione di dare seguito a quanto deciso dalla XIII Assemblea associativa: «I tempi sono maturi perché l’Azione Cattolica possa dotarsi di un “polmone spirituale”, da custodire come la pupilla dei propri occhi». Quale miglior luogo dell’Eremo di San Girolamo, la “casa di Carlo”. Per questo, grazie alla disponibilità e la piena collaborazione del Comune di Spello, è intenzione dell’AC prendere in concessione l’eremo di San Girolamo per farne “un laboratorio dello spirituale e della formazione”, dove sarà perennemente accesa una luce di contemplazione, di studio, di maturazione vocazionale e formativa, capace di far incontrare la Parola e la coscienza.
Al Convegno di Assisi è stato ricordato, oltre a Carlo Carretto, anche l’altra grande figura di santità laicale, Giuseppe Toniolo, morto novanta anni fa, il 7 ottobre 1918. Di lui ha parlato mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che è il postulatore della causa di beatificazione.
Per mons. Sorrentino, il Toniolo «è il grande ideatore e stratega di una cultura sociale dei cattolici d’Italia». Colui che ancora oggi «dice l’importanza di una fede che sia capace di farsi storia». Nella vita di Giuseppe Toniolo si riscontra «una mirabile sintesi di santità cristiana». Per mons. Sorrentino, «egli ha mostrato la capacità di essere contemporaneamente laico e cristiano nei vari ambiti della sua vita: la famiglia, l’economia, la cultura, la storia del suo tempo, la società, la Chiesa e la spiritualità È stato testimone di Cristo nelle sue diverse attività, e come economista, in particolare, ha il grande merito di aver spinto l’economico a misurarsi con l’etica». Attualissima è la sua azione culturale ed evangelica: animato dall’ideale di riconquistare la società a Cristo, Toniolo intuì che la sfida della testimonianza cristiana non si giocava creando il muro nei confronti dello Stato e della Società, ma piuttosto formulando una risposta convincente alle sfide del momento storico.
Il presidente Miano nel suo intervento ha sottolineato come «la storia della santità laicale del Novecento e quella del laicato dell’Ac mostrano che un processo di appropriazione personale della fede non dà luogo necessariamente a una vita cristiana elitaria. Al contrario, quella cristiana può essere ancora un’esperienza di fede e di Chiesa popolare. Per questa ragione, ha valore ancora oggi la scelta associativa quale particolare e specifica forma ecclesiale di aggregazione». Dunque la formazione proposta dall’Azione Cattolica «mira ad accompagnare la persona nel suo cammino verso la santità e trova compimento nella vita associativa», ha aggiunto Miano. Come in uno slogan, possiamo dire che: «L’associazione è chiamata alla santità, e la santità di ciascuno di noi passa attraverso la santità dell’associazione».
Nei prossimi tre anni, l’Azione Cattolica caratterizzerà il proprio cammino nel segno della santità, partendo dalla contemplazione del volto di Gesù per guardare in particolare alla «dimensione personale della fede». Si proseguirà mettendo al centro dell’attenzione l’immagine della casa, come simbolo e invito a coltivare la comunione tra credenti. Alla fine di questo percorso, si rifletterà sulla missione di testimoniare la fede nel mondo.
La santità è possibile, qui e ora. Come ha rilevato mons. Domenico Sigalini, Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica: «Occorre togliere il senso magico che viene attribuito alla parola santità. Non solo il Toniolo e Carretto, ma anche tante altre figure di santità come Giovanni Paolo II o Madre Teresa di Calcutta, hanno mostrato ai nostri occhi che basta vivere ogni giorno la nostra vita alla luce del Vangelo per essere santi. Andare alla radice delle cose; andare incontro agli altri; dare conforto a chi è in difficoltà, è qui il segreto».
È tempo di mollare gli ormeggi e prendere il largo. Ricordando - come ha fatto il presidente Miano a conclusione del suo intervento - le parole che don Tonino Bello rivolse all’amata Azione Cattolica durante l’incontro del 1990: «Essere uomini fino in cima significa essere santi. Non fermatevi, perciò a mezza costa: la santità non sopporta misure discrete».
domenica 28 settembre 2008
giovedì 4 settembre 2008
04.09.08. L’Azione Cattolica in preghiera e digiuno per essere vicini ai cristiani d’India
L’Azione Cattolica Italiana partecipa convinta e fiduciosa alla giornata di preghiera e digiuno indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana per domani 5 settembre per e con i cristiani dell’India, a sostenere il loro coraggio e ad accelerare il tempo della riconciliazione, della non violenza attiva, della civiltà dell’amore. Esortando, con le parole di Benedetto XVI, «alla ricerca della concordia e della pace».L’ondata di violenze scatenatasi contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa, culminata nella morte di sacerdoti, consacrati e fedeli laici e nella distruzione di chiesa, ospedali, case e villaggi, sconvolge le nostre coscienze ed è un pressante appello a tutti noi fratelli di fede e di una stessa famiglia umana da accompagnare con la solidarietà e la testimonianza di un cristianesimo più consapevole e palpitante nelle nostre situazioni quotidiane di vita.
Allo stesso tempo preoccupa una diffusa indifferenza dei media nel raccontare e denunciare questa ondata di persecuzione ora in India, ma attraverso gravi pericoli e con frequenti uccisioni, anche nei confronti dei cristiani del Darfur, dell’Iraq ed di altre regioni del mondo, sia in Asia che in Africa, in Medio Oriente e in Sud-America.
In questi stessi giorni, molte associazioni diocesane di Azione Cattolica stanno programmando le loro attività annuali; nella loro agenda non mancherà un’azione costante di vicinanza, di vigilanza e di informazione per formare un’opinione pubblica attenta alla tutela e alla promozione di tutti i diritti umani, a partire dal valore irrinunciabile della vita e della libertà di tutti, anche nelle molteplici espressioni della religiosità e spiritualità di ogni persona.
Il 5 settembre facciamo memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta. È indubbia l’incidenza spirituale e caritativa, culturale e socio-politica, dell’umile e coraggiosa suora definitasi “matita di Dio”, capace di scrivere splendide pagine di Vangelo e straordinari capolavori di amore sui marciapiedi di Calcutta brulicanti di umanità fragile ed abbandonata. Tutti noi siamo chiamati a far sì che questo lievito delle Beatitudini che fermenta e trasforma la vita di un intero popolo, ancora difatti diviso in caste che separano miliardi di indiani tra di loro, non soccomba di fronte alla furia omicida dei fanatici indù.Roma, 4 settembre 2008
domenica 24 agosto 2008
24 agosto 2008: Celebrazione eucaristica in piazza
Dopo l'uscita solenne della statua di Sant'Agrippina e il giro esterno per viale delle Rimenbranze e via Palica, alle ore 11.00 è iniziata la celebrazione eucaristica in piazza Buglio. Nonostante il caldo e le varie distrazioni, P. Nenè, veramente ispirato, nell'omelia ha "invitato noi tutti a convertirci sul serio". Questa è l'ora per cambiare i nostri cuori. Ci ha invitati a guardare il crocifisso e...a portare con gioia la croce di ogni giorno. Peccato che non abbiamo potuto registrare l'intera omelia. Oggi è stato sicuramente un momento forte di incontro con la parola di Dio e sant'Agrippina, modello di santità per le donne e gli uomini d'oggi.
Suggerimento: perchè non celebrare l'eucarestia nella Chiesa di San Tommaso ? Aiuterebbe sicuramente ad essere più attenti, più raccolti e meno distratti.
Altro momento bello è stato vedere ancora una volta il clero menenino, nonostante il passar del tempo: Padre Gambuzza Peppino, P. Gambuzza Giovannino, P. Venuti Renzo, il diacono P. Messina Antonello. E' sicuramente un dono per la Chiesa menenina che dovremmo saper "sfruttare" meglio.
23 - 30 Agosto 2008 : Festa di Sant'Agrippina

Questa sera con la celebrazione dei primi vespri abbiamo iniziato la settimana di celebrazioni in onore di Sant'Agrippina. Sarà un momento particolare e fecondo di "incontro dei menenini" con la Santa vergine e martire. In questi giorni, tempo permettendo, cerchero' di dedicare qualche momento al fine di conoscere meglio la figura di sant'Agrippina, patrona di Mineo.
Spero di pubblicare anche il calendario e il programma di tutta la settimana.
Avremo la fortuna di avere con noi alcuni dei neo sacerdoti e dei neo diaconi ordinati a fine giugno. Viva "a nostra patrona di santarpina".
sabato 2 agosto 2008
Un regalo dal cardinale Carlo Maria Martini
Ritornando dalle vacanze ho trovato una montagna di giornali e di riviste da leggere, tra cui l’Avvenire di domenica 27 luglio che ha dedicato un’intera pagina ad un articolo del cardinale Carlo Maria Martini dal titolo “Quale cristianesimo nel mondo post moderno”.In questo articolo, l’ex Arcivescovo di Milano, che oggi ha 81 anni e dal 2002 risiede prevalentemente a Gerusalemme, esordisce con una domanda: «Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi?». La sua risposta è : «Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose. Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l’eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre; secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest’ultimo”.
In preparazione del campo scuola Adulti di A C potrebbe essere un testo da leggere e da meditare. Ecco l’intero testo.
Quale cristianesimo nel mondo postmoderno
di Carlo Maria Martini
Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi? Mi lascio ispirare dalle parole di un grande pensatore ed uomo di scienza russo, Pavel Florenskij, morto nel 1937 da martire per la sua fede cristiana: «Solo con l'esperienza immediata è possibile percepire e valutare la ricchezza della Chiesa». Per percepire e valutare le ricchezze della Chiesa bisogna attraversare l'esperienza della fede.
Sarebbe facile redigere una raccolta di lamentele piena di cose che non vanno molto bene nella nostra Chiesa, ma questo significherebbe adottare una visione superficiale e deprimente, e non guardare con gli occhi della fede, che sono gli occhi dell'amore. Naturalmente non dobbiamo chiudere gli occhi sui problemi, dobbiamo tuttavia cercare anzitutto di comprendere il quadro generale nel quale essi si situano.
UN PERIODO STRAORDINARIO NELLA STORIA DELLA CHIESA
Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose.
Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La nostra Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l'eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre.
Secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest'ultimo.
Persino nel IV secolo, il periodo dei grandi Padri della Cappadocia della Chiesa orientale e dei grandi Padri della Chiesa occidentale, come San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, non vi era un'altrettanto grande fioritura teologica.
È sufficiente ricordare i nomi di Henri de Lubac e Jean Daniélou, di Yves Congar, Hugo e Karl Rahner, di Hans Urs von Balthasar e del suo maestro Erich Przywara, di Oscar Cullmann, Martin Dibelius, Rudolf Bultmann, Karl Barth e dei grandi teologi americani come Reinhold Niebuhr - per non parlare dei teologi della liberazione (qualunque sia il giudizio che possiamo dare di loro, ora che ad essi viene prestata una nuova attenzione dalla Congregazione della Dottrina della fede) e molti altri ancora viventi. Ricordiamo anche i grandi teologi della Chiesa orientale dei quali conosciamo così poco, come Pavel Florenskij e Sergei Bulgakov.
Le opinioni su questi teologi possono essere molto diverse e variegate, ma essi certamente rappresentano un incredibile gruppo, come non è mai esistito nella Chiesa nei tempi passati.
Tutto ciò è avvenuto in un mondo carico di problemi e di sfide, come la ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle risorse, la povertà e la fame, i problemi della violenza diffusa e del mantenimento della pace. È poi particolarmente vivo il problema della difficoltà di comprendere con chiarezza i limiti della legge civile in rapporto alla legge morale. Questi sono problemi molto reali, soprattutto in alcuni Paesi, e sono spesso oggetto di differenti letture che generano una dialettica anche molto accesa.
A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello per la Chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento.
Ma preferisco accantonare almeno per il momento questo genere di problemi e considerare piuttosto la nostra situazione pedagogica e culturale con le conseguenti questioni collegate all'educazione e all'insegnamento.
UNA MENTALITÀ POSTMODERNA
Per cercare un dialogo proficuo tra la gente di questo mondo ed il Vangelo e per rinnovare la nostra pedagogia alla luce dell'esempio di Gesù, è importante osservare attentamente il cosiddetto mondo postmoderno, che costituisce il contesto di fondo di molti di questi problemi e ne condiziona le soluzioni.
Una mentalità postmoderna potrebbe essere definita in termini di opposizioni: un'atmosfera e un movimento di pensiero che si oppone al mondo così come lo abbiamo finora conosciuto. È una mentalità che si distacca spontaneamente dalla metafisica, dall'aristotelismo, dalla tradizione agostiniana e da Roma, considerata come la sede della Chiesa, e da molte altre cose.
Il pensare postmoderno è lontano dal precedente mondo cristiano platonico in cui erano dati per scontati la supremazia della verità e dei valori sui sentimenti, dell'intelligenza sulla volontà, dello spirito sulla carne, dell'unità sul pluralismo, dell'ascetismo sulla vitalità, dell'eternità sulla temporalità. Nel nostro mondo di oggi vi è infatti una istintiva preferenza per i sentimenti sulla volontà, per le impressioni sull'intelligenza, per una logica arbitraria e la ricerca del piacere su una moralità ascetica e coercitiva. Questo è un mondo in cui sono prioritari la sensibilità, l'emozione e l'attimo presente. L'esistenza umana diventa quindi un luogo in cui vi è libertà senza freni, in cui una persona esercita, o crede di poter esercitare, il suo personale arbitrio e la propria creatività.
Questo tempo è anche di reazione contro una mentalità eccessivamente razionale. La letteratura, l'arte, la musica e le nuove scienze umane (in particolare la psicoanalisi) rivelano come molte persone non credono più di vivere in un mondo guidato da leggi razionali, dove la civiltà occidentale è un modello da imitare nel mondo. Viene invece accettato che tutte le civiltà siano uguali, mentre prima si insisteva sulla cosiddetta tradizione classica. Oggi un po' tutto viene posto sullo stesso piano, perché non esistono più criteri con cui verificare che cosa sia una civiltà vera e autentica.
Vi è opposizione alla razionalità vista anche come fonte di violenza perché le persone ritengono che la razionalità può essere imposta in quanto vera.
Si preferisce ogni forma di dialogo e di scambio per il desiderio di essere sempre aperti agli altri e a ciò che è diverso, si è dubbiosi anche verso se stessi e non ci si fida di chi vuole affermare la propria identità con la forza. Questo è il motivo per cui il cristianesimo non viene accolto facilmente quando si presenta come la 'vera' religione. Ricordo un giovane che recentemente mi diceva: «Soprattutto, non mi dica che il cristianesimo è verità. Questo mi dà fastidio, mi blocca. È diverso che dire che il cristianesimo è bello...». La bellezza è preferibile alla verità.
In questo clima, la tecnologia non è più considerata uno strumento al servizio dell'umanità, ma un ambiente in cui si danno le nuove regole per interpretare il mondo: non esiste più l'essenza delle cose, ma solo l'utilizzo di esse per un certo fine determinato dalla volontà e dal desiderio di ciascuno.
In questo clima, è conseguente il rifiuto del senso del peccato e della redenzione. Si dice: «Tutti sono uguali, ma ogni persona è unica».
Esiste il diritto assoluto di essere unici e di affermare se stessi. Ogni regola morale è obsoleta. Non esiste più il peccato, né il perdono, né la redenzione e tanto meno il «rinnegare se stessi». La vita non può più essere vista come un sacrificio o una sofferenza.
Un'ultima caratteristica della postmodernità è il rifiuto di accettare qualunque cosa che sa di centralismo o di volontà di dirigere le cose dall'alto.
In questo modo di pensare vi è un «complesso anti-romano». Siamo ormai oltre il contesto in cui l'universale, ciò che era scritto, generale e senza tempo, contava di più; in cui ciò che era durevole e immutabile veniva preferito rispetto a ciò che era particolare, locale e datato. Oggi la preferenza è invece per una conoscenza più locale, pluralista, adattabile a circostanze e a tempi diversi.
Non voglio ora esprimere giudizi. Sarebbe necessario molto discernimento per distinguere il vero dal falso, che cosa viene detto con approssimazione da ciò che viene detto con precisione, che cosa è semplicemente una tendenza o una moda da ciò che è una dichiarazione importante e significativa. Ciò che mi preme sottolineare è che questa mentalità è ormai dappertutto, soprattutto presso i giovani, e bisogna tenerne conto.
Ma voglio aggiungere una cosa. Forse questa situazione è migliore di quella che esisteva prima. Perché il cristianesimo ha la possibilità di mostrare meglio il suo carattere di sfida, di oggettività, di realismo, di esercizio della vera libertà, di religione legata alla vita del corpo e non solo della mente. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, il mistero di un Dio non disponibile e sempre sorprendente acquista maggiore bellezza; la fede compresa come un rischio diventa più attraente. Il cristianesimo appare più bello, più vicino alla gente, più vero.
Il mistero della Trinità appare come fonte di significato per la vita e un aiuto per comprendere il mistero dell'esistenza umana.
«ESAMINA TUTTO CON DISCERNIMENTO»
Insegnare la fede in questo mondo rappresenta nondimeno una sfida. Per essere preparati, bisogna fare proprie queste attitudini:
Non essere sorpreso dalla diversità. Non avere paura di ciò che è diverso o nuovo, ma consideralo come un dono di Dio. Prova ad essere capace di ascoltare cose molto diverse da quelle che normalmente pensi, ma senza giudicare immediatamente chi parla. Cerca di capire che cosa ti viene detto e gli argomenti fondamentali presentati. I giovani sono molto sensibili ad un atteggiamento di ascolto senza giudizi. Questa attitudine dà loro il coraggio di parlare di ciò che realmente sentono e di iniziare a distinguere che cosa è veramente vero da ciò che lo è soltanto in apparenza. Come dice San Paolo: «Esamina tutto con discernimento; conserva ciò che è vero; astieniti da ogni specie di male» (1 Ts 5:21-22).
Corri dei rischi. La fede è il grande rischio della vita. «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt. 16,25). Tutto deve essere dato via per Cristo e il suo Vangelo.
Sii amico dei poveri. Metti i poveri al centro della tua vita perché essi sono gli amici di Gesù che ha fatto di se stesso uno di loro.
Alimentati con il Vangelo. Come Gesù ci dice nel suo discorso sul pane della vita: «Perché il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo» (Gv. 6,33).
PREGHIERA, UMILTÀ E SILENZIO
Per aiutare a sviluppare queste attitudini, propongo quattro esercizi:
1. Lectio divina. È una raccomandazione di Giovanni Paolo II: «In particolare è necessario che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della lectio divina che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza» ( Novo Millennio Ineunte, N. 39). «La Parola di Dio nutre la vita, la preghiera e il viaggio quotidiano, è il principio di unità della comunità in una unità di pensiero, l'ispirazione per il rinnovamento continuo e per la creatività apostolica» ( Ripartendo da Cristo, N. 24).
2. Autocontrollo. Dobbiamo imparare di nuovo che sapere opporsi alle proprie voglie è qualcosa di più gioioso delle concessioni continue che appaiono desiderabili ma che finiscono per generare noia e sazietà.
3. Silenzio. Dobbiamo allontanarci dalla insana schiavitù del rumore e delle chiacchiere senza fine, e trovare ogni giorno almeno mezz'ora di silenzio e mezza giornata ogni settimana per pensare a noi stessi, per riflettere e pregare.
Questo potrebbe sembrare difficile, ma quando si riesce a dare un esempio di pace interiore e tranquillità che nasce da tale esercizio, anche i giovani prendono coraggio e trovano in ciò una fonte di vita e di gioia mai provata prima.
4. Umiltà. Non credere che spetti a noi risolvere i grandi problemi dei nostri tempi. Lascia spazio allo Spirito Santo che lavora meglio di noi e più profondamente. Non cercare di soffocare lo Spirito negli altri, è lo Spirito che soffia. Piuttosto, sii pronto a cogliere le sue manifestazioni più sottili. Per questo hai bisogno di silenzio.
Vacanze 2008 (2)
2 agosto 2008 . Ritorno dalle vacanze.
Sono ritornato dalle meritate (brevi purtroppo) vacanze passate con la famiglia in un posto incantevole e soprattutto tranquillo, silenzioso e riposante. Ecco alcune foto. Tra onomastici e compleanni, pranzi e e cene "luculliane" abbiamo attuato il nostro motto di famiglia: "Facciamo consistere la santità nello stare allegri". Non sono mancati i momenti di riflessione e di silenzio e di incontro con il Signore e la sua Parola. Mi rifarò vivo in questi giorni.
martedì 15 luglio 2008
14 Luglio 2008. E' nato Enrico Alberto Mazzone

Oggi presso la clinica Falcidia di Catania è nato il quarto maschietto della famiglia Mazzone - Ialuna. Si chiama Enrico Alberto Maria Agrippino (essendo l'annno giubilare di Sant'Agrippina) Mazzone.
Auguri vivissimi a Maria Givanna ed Alessandro, ad Antonio, Stefano e Amedeo; alla nonna Lucia (emozionata e commossa) e a nonno Totò da tutti noi, in particolare dai cuginetti Antonio, Agnese e Ausilia.
I figli sono la benedizione del Signore.
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