L’Azione Cattolica Italiana partecipa convinta e fiduciosa alla giornata di preghiera e digiuno indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana per domani 5 settembre per e con i cristiani dell’India, a sostenere il loro coraggio e ad accelerare il tempo della riconciliazione, della non violenza attiva, della civiltà dell’amore. Esortando, con le parole di Benedetto XVI, «alla ricerca della concordia e della pace».L’ondata di violenze scatenatasi contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa, culminata nella morte di sacerdoti, consacrati e fedeli laici e nella distruzione di chiesa, ospedali, case e villaggi, sconvolge le nostre coscienze ed è un pressante appello a tutti noi fratelli di fede e di una stessa famiglia umana da accompagnare con la solidarietà e la testimonianza di un cristianesimo più consapevole e palpitante nelle nostre situazioni quotidiane di vita.
Allo stesso tempo preoccupa una diffusa indifferenza dei media nel raccontare e denunciare questa ondata di persecuzione ora in India, ma attraverso gravi pericoli e con frequenti uccisioni, anche nei confronti dei cristiani del Darfur, dell’Iraq ed di altre regioni del mondo, sia in Asia che in Africa, in Medio Oriente e in Sud-America.
In questi stessi giorni, molte associazioni diocesane di Azione Cattolica stanno programmando le loro attività annuali; nella loro agenda non mancherà un’azione costante di vicinanza, di vigilanza e di informazione per formare un’opinione pubblica attenta alla tutela e alla promozione di tutti i diritti umani, a partire dal valore irrinunciabile della vita e della libertà di tutti, anche nelle molteplici espressioni della religiosità e spiritualità di ogni persona.
Il 5 settembre facciamo memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta. È indubbia l’incidenza spirituale e caritativa, culturale e socio-politica, dell’umile e coraggiosa suora definitasi “matita di Dio”, capace di scrivere splendide pagine di Vangelo e straordinari capolavori di amore sui marciapiedi di Calcutta brulicanti di umanità fragile ed abbandonata. Tutti noi siamo chiamati a far sì che questo lievito delle Beatitudini che fermenta e trasforma la vita di un intero popolo, ancora difatti diviso in caste che separano miliardi di indiani tra di loro, non soccomba di fronte alla furia omicida dei fanatici indù.Roma, 4 settembre 2008

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