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mercoledì 25 maggio 2011

Franco Miano confermato Presidente dell’AC.

Franco Miano è stato confermato Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il triennio 2011-14. La nomina è avvenuta oggi pomeriggio in seno al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana che ha scelto all’interno della terna di nomi che il Consiglio nazionale dell’Azione Cattolica Italiana aveva indicato dopo la conclusione della XIV Assemblea nazionale dell’Associazione.

Ecco la prima dichiarazione del Presidente Miano.

Nell’apprendere la notizia della sua riconferma,il Presidente Franco Miano ha dichiarato:

«Nell’esprimere la mia profonda gratitudine al Consiglio nazionale del’AC e ai nostri vescovi, in primo luogo al presidente card. Angelo Bagnasco e ai membri del Consiglio episcopale permanente della Cei, per la confermata fiducia riposta nella mia persona, affidandomi nuovamente un servizio che spero di onorare con l’aiuto del Signore, rinnovo il mio sì alla lunga storia dell’Associazione e alla sua viva tradizione.

Il mio primo pensiero in questo momento va a tutti i soci e ai sacerdoti assistenti della nostra Azione Cattolica impegnati nelle migliaia in parrocchie della nostra amata Italia. A loro rivolgo un grande e forte abbraccio dicendo grazie per le energie che spendono nel rendere la nostra Associazione ancora più bella e più pronta a muovere i suoi passi, insieme a tutta la Chiesa, ai nostri carissimi pastori, al fine dell’annuncio del Vangelo all’uomo di oggi.

In questo cammino ci sia di sostegno l’insegnamento di Benedetto XVI. È ancora vivo nel cuore di tutti il ricordo bellissimo dell’Incontro nazionale dello scorso 30 Ottobre in Piazza San Pietro con decine di migliaia di ragazzi e giovanissimi.

L’Azione Cattolica desidera essere sempre più disponibile nel suo servizio alla Chiesa, rispondendo all’invito rivoltoci quel giorno dallo stesso Santo Padre: “Abbiate il coraggio, vorrei dire l’audacia di non lasciare nessun ambiente privo di Gesù, della sua tenerezza che fate sperimentare a tutti, anche ai più bisognosi e abbandonati, con la vostra missione di educatori”. Indicandoci esempi di amore genuino nei tanti beati e santi di Azione Cattolica: da Piergiorgio Frassati ad Alberto Marvelli, da Pierina Morosini ad Antonia Mesina. Cosi come altre grandi figure di uomini e donne, da Giuseppe Toniolo, prossimo alla beatificazione, ad Armida Barelli.

L’Azione Cattolica in questo tempo si pone ancora una volta al servizio dell’uomo per onorare la dignità personale con i suoi valori irrinunciabili, a cominciare dalla vita e dalla pace, dalla famiglia e dall’educazione, per camminare accanto a tutti e a ciascuno, a tessere insieme una trama viva di relazioni fraterne. Ciò significa spendersi in favore del bene comune, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione, alla democrazia.

Mi piace citare in questo giorno, come già tre anni fa, la frase pronunciata nel 1964 da Vittorio Bachelet quando venne nominato Presidente dell’Associazione: “L’Azione Cattolica vorrebbe aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini. Essa vorrebbe essere un semplice strumento attraverso il quale i cattolici italiani siano aiutati a vivere integralmente e responsabilmente la vita della Chiesa; e insieme a vivere con pieno rispettoso impegno cristiano la vita della comunità temporale e della convivenza civile”».

sabato 15 novembre 2008

Il nuovo presidente della Corte Costituzionale:Giovanni Maria Flick

È Giovanni Maria Flick il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Succede a Franco Bile, il cui mandato è scaduto lo scorso 8 novembre. Ad eleggerlo sono stati, a scrutinio segreto, i quindici della Consulta.
Sessantotto anni, nato a Ciriè (Torino), Flick è il trentaduesimo presidente della Corte Costituzionale e avrà di fronte a sè circa tre mesi (96 giorni per l'esattezza) di presidenza della Consulta: il suo incarico scade infatti il 18 febbraio 2009, quando saranno trascorsi nove anni dal giorno in cui l'allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi lo scelse come giudice costituzionale.
Noto avvocato penalista ed ex ministro della Giustizia durante il primo governo Prodi, Flick è stato nominato giudice costituzionale nel febbraio del 2000 dall'allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.

Da un’intervista all’Osservatore Romano di qualche mese addietro, mi sembra opportuno richiamare alcuni passaggi che riguardano alcuni temi fondamentali e attuali oggi più che mai.

…Alla base di ogni ragionare sulla Carta c'è la necessaria comprensione del contesto nazionale e internazionale nel quale fu scritta e il ruolo determinante dei partiti nella sua discussione e approvazione.
"I partiti che hanno fatto la Costituzione - osserva Flick - ora non ci sono più, ma la lezione che ci hanno dato è tuttora valida. Essi seppero distinguere il momento della lotta politica anche dura, dal momento della scrittura delle regole che richiede concordia”.

“A suo parere gli italiani hanno familiarità con la Costituzione italiana o la percepiscono piuttosto lontana come una questione di lotta politica riservata ai partiti?

Gli italiani dimostrano di ben conoscere e di condividere i valori fondanti della Costituzione e i diritti che afferma e tutela; forse occorrerebbe una maggiore sensibilità collettiva per individuare i doveri che pure attribuisce, speculari a quei diritti. Il rischio più consistente è quello di perdere la memoria storica della Costituzione: aver familiarità con essa significa non solo conoscerla e soprattutto "praticarla", ma anche intenderne l'origine e lo spirito informatore.

I valori su cui si fonda la Costituzione della Repubblica sono tuttora validi perché occorre ancora realizzarli o perché sono patrimonio condiviso e già realizzato nella società italiana?

I valori fondanti della Costituzione - espressi dai principi fondamentali e sviluppati sia nella prima parte dedicata ai diritti e doveri, sia nella seconda dedicata alle regole e all'equilibrio fra i poteri - sono tuttora validi in sé e più che mai attuali. Basta pensare, per esempio, al principio lavoristico, al ripudio della guerra e al principio di eguaglianza, di fronte rispettivamente alle quotidiane morti sul lavoro, ai conflitti ricorrenti sotto varie etichette, al ritorno strisciante - e non solo - del razzismo, dell'intolleranza e della discriminazione. O basta pensare all'attualità dell'indicazione costituzionale per la tutela del risparmio, di fronte alla crisi finanziaria di questi giorni e alle sue implicazioni sull'economia reale. Quanto alla condivisione di quei valori, mi sembra che nel nostro Paese sia abbastanza diffusa; ma la loro realizzazione chiama tutti e ciascuno a un impegno continuo, che non può essere definito pieno e soddisfacente.


Cosa direbbe in breve a un pubblico di giovani per consegnare loro la Costituzione come preziosa eredità e farla sentire come tale?

Direi (e dico spesso) che la Costituzione è un ponte tra il passato e il futuro, essenziale per gestire il presente. Essa esprime la cesura netta con un passato di errori e di orrori, e il progetto per un futuro costruito sulla libertà e dignità dell'individuo, e sull'uguaglianza non solo formale: anche, fra l'altro, per cercare di evitare il ripetersi di quegli errori e orrori.

Intorno alla Costituzione è in corso da anni una battaglia infinita tra quanti chiedono cambiamenti anche radicali e coloro che vogliono aggiustamenti della seconda parte, dove sono definite le regole dell'ordinamento italiano. C'è un modo per concludere positivamente questo interminabile conflitto?

La Costituzione italiana ha una parte inossidabile, che ricomprende i princìpi fondamentali e gli essentialia dei diritti e doveri. A me sembra che questa prima parte debba essere soltanto "riletta" e non "riscritta".
La seconda parte invece è suscettibile di maggior dinamismo, proprio perché relativa all'organizzazione dello Stato, che è condizionata dall'evoluzione storica e sociale rispetto al tempo in cui nacque la Costituzione. Se di conflitto si vuol parlare, le condizioni per superarlo sono due: la necessità di un dialogo istituzionale vero, accanto alla legittima contrapposizione politica; la necessità che gli aggiornamenti eventuali non alterino l'equilibrio fra la prima e la seconda parte della Costituzione.

Uno dei cambiamenti più rilevanti rispetto al momento in cui la Carta fu approvata è la presenza significativa di immigrati che vengono a stabilizzarsi nel Paese. La Carta costituzionale offre indicazioni valide e sufficienti per risolvere civilmente una questione divenuta rovente e dirimente nel dibattito politico e culturale dell'intera Europa?

Certamente. Basterebbe ricordare gli articoli 2 e 3 della Costituzione, ma anche il 32 sul diritto alla salute. I diritti inviolabili della persona umana e i doveri di solidarietà, l'eguaglianza sostanziale e la pari dignità sociale di tutti, in quanto persone - e quindi non soltanto dei cittadini - sono le indicazioni più rilevanti, vincolanti e risolutive sotto il profilo del valore, per affrontare concretamente il problema della condizione degli immigrati".

C’è tanto materiale per far riflettere ciascuno di noi e …agire di conseguenza.

venerdì 31 ottobre 2008

29.10.08. Interivista al Presidente di A C su Famiglia Xna


Ecco il testo dell'intervista rilasciata a Famiglia Cristiana del 2.11.2008 da parte del Presidente nazionale di A C, prof. F. Miano.
Discutiamone nelle nostre assocazioni...recuperiamo il senso del ruolo dei laici anche all'interno della Chiesa...l'attenzione alla persona, alla vita, all'educazione, al bene comune sono temi che vanno rimessi al centro del dibattito pubblico e della stessa società.

LA COSTITUZIONE TRADITA
Federalismo, vita, economia, immigrati: «Stiamo tradendo la nostra Carta, che ha le sue radici nella solidarietà tra i cittadini e i corpi sociali». E i cattolici devono svegliarsi.
«Il rischio maggiore che sta correndo oggi il nostro Paese? Il localismo esasperato, la fatica a mettersi insieme per risolvere i problemi, uno Stato sempre più debole e un’economia poco governata».
Parla il professor Franco Miano, docente di Filosofia morale all’Università di Roma Tor Vergata, da qualche mese nuovo presidente dell’Azione cattolica italiana, e denuncia che anche tra i cristiani c’è la tendenza a rinchiudersi in un orizzonte dorato, rilevando che in Italia «aumentano le diseguaglianze».

Professore, di cosa si tratta?
«Di tradimento della Costituzione, che, invece, ha le sue radici nella solidarietà tra i cittadini e i corpi sociali».

Vale anche per l’economia?
«Certo. Il capitalismo selvaggio o, come alcuni preferiscono dire, creativo, che ha portato il mondo sull’orlo della bancarotta, Italia compresa, non è quello che è stato disegnato dalla nostra Carta costituzionale».

Come sta il Paese?
«È attraversato da profonde ambivalenze. Accanto a tante risorse, c’è il rischio di ulteriori chiusure. Fa fatica a risolvere insieme i problemi».

Faccia un esempio...
«La lotta alla criminalità. Tutti, singolarmente, dicono di agire, sono pronti a denunciare, ma, poi, manca l’impegno per scelte comuni ed efficaci. La stessa cosa vale per gli immigrati, ma anche per la difesa della vita. Non ci si preoccupa di formare mentalità, opinioni pubbliche. Prevale solo l’utile immediato e personale, non ci si spende più per ciò che ha valore di progetto comune».

Sull’immigrazione si stanno sfiorando le leggi razziali...
«E sa perché? Perché non mettiamo più al centro la dignità di ogni persona, pur proclamandola a parole».
Vale anche per i cristiani?
«Eccome. I cristiani in Italia, che sono pur sempre un’ampia fetta della popolazione, rischiano di vivere soltanto un cristianesimo di facciata, come se la fede non dovesse avere conseguenze sul piano della convivenza. E tra esse c’è quella di occuparsi dei poveri. Invece, purtroppo, tanti cristiani finiscono per mettersi dalla parte dei ricchi, piuttosto che da quella dei poveri».

Vede un aumento delle diseguaglianze nel nostro Paese?
«Penso che l’Italia si stia dimenticando che, finché ci sarà un solo povero, sulla giustizia c’è qualche problema. Se le diseguaglianze aumentano, allora stiamo tradendo la Costituzione».
Non è solo un problema di ridistribuzione del reddito?
«Lo è in parte. Perché c’è chi non ha reddito e continua a non averlo. Noi tendiamo a ridistribuire a chi ha già. Dunque, i problemi sono due: i poveri e chi finisce sotto la soglia della povertà. Ma non vedo tanta preoccupazione nella politica per i poveri».


E sulle istituzioni?
«Gli uomini e le donne di Azione cattolica le hanno costruite con grande passione. Crediamo alla centralità del Parlamento. Non c’è solo il rispetto formale delle leggi per far funzionare una democrazia, ma anche il dibattito. Oggi tutto si riduce allo scontro di posizioni diverse, che non migliora il Paese. E ciò accade perché i luoghi del confronto sono stati esautorati nel loro sostanziale peso e valore. L’Azione cattolica, invece, insite perché accanto a una democrazia delle regole funzioni, e bene, una democrazia dei valori. E il Parlamento è il luogo di riferimento essenziale, dove far risuonare la vita reale della gente».

Il prossimo terreno di scontro sarà il federalismo...
«È un tema delicato, perché nell’Italia delle Regioni va realizzato uno specifico riordino amministrativo, ed eventualmente anche fiscale. Ma ciò non significa consolidare l’esistente, dunque, le diseguaglianze. Così come la sussidiarietà non è semplice decentramento. Un Paese non si consolida mettendo una parte contro un’altra».
Cosa insegna la crisi finanziaria?
«Tante cose. Prima di tutto che il mercato non può essere lasciato senza regole. E poi, che la politica deve dire la sua sull’economia e non, invece, lasciare che l’economia la condizioni totalmente. Infine, questa crisi pone un problema di stili di vita, e il tema della ricerca di una nuova sobrietà, che vuol dire anche vivere del proprio lavoro».

Per i cristiani, in tutto ciò c’è un ruolo della parola di Dio?
«Certo, ma a volte rischia di essere solo proclamata e non vissuta. Bisogna leggerla e metterla in pratica e non lasciare che ci siano solo alcuni gruppi specializzati a studiarla. La Bibbia deve essere il libro che accompagna la vita di ogni laico cristiano, come ha detto nelle scorse settimane il Sinodo dei vescovi».

Ma i laici non si sono un po’ ritirati in questi ultimi anni? «Le grandi trasformazioni sociali e politiche hanno provocato una sorta di spaesamento nei laici, e molte volte si è preferito il silenzio. Hanno parlato i vescovi. Oggi, i laici devono recuperare il senso del loro ruolo anche nella Chiesa, senza paure».


È questo il senso della lettera all’Azione cattolica dei vescovi italiani? «Sì: i laici devono parlare forte e con chiarezza, da soli e come associazioni. Devono far risaltare di più argomenti come l’attenzione alla persona, alla vita, all’educazione, nel dibattito pubblico, dentro la Chiesa e dentro il Paese. L’Azione cattolica, diffusa in quasi tutte le parrocchie d’Italia, associazione fortemente popolare, ha davanti a sé un compito impegnativo».

Alberto Bobbio