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mercoledì 9 dicembre 2009

Benedetto XVI per l'Immacolata.

Ieri sera, Benedetto XVI davanti alla colonna dell’Immacolata, in Piazza di Spagna, nel pomeriggio dell’8 dicembre, appuntamento cittadino tradizionale per gli ultimi papi, ha ha parlato dei mali della città con una concretezza descrittiva per lui inusuale. Una meditazione partendo dall'affermazione della lettera di Paolo ai Romani: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.

Ecco qui di seguito per intero il discorso di papa Benedetto alla città di Roma, nella festa della “piena di grazia”.

Cari fratelli e sorelle, nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Romani 5, 20), come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.
Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.
Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. È vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. È l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.
Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.

Cari amici romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria.
Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.
Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza.
Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, “Salus populi romani”, prega per noi!

8 dicembre Festa dell'Immacolata e dell'Adesione.

Mi è sembrata così bella, profonda e motivante, la lettera che il Presidente di AC e l'Assistente generale hanno mandato a tutti i presidenti parrocchiali di A C, che la pubblico per farla conoscerla a tutti e poter approfondire i vari temi che la lettera affronta. E' un bel regalo che hanno fatto per la festa dell'Immacolata a tutti presidenti parrocchiali. Coraggio.

Roma, 5 dicembre 2009
Ai Presidenti diocesani
Ai Presidenti parrocchiali
Loro Sedi

Carissimo Presidente,
in virtù di una bella e significativa tradizione, l'8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, l’Azione Cattolica Italiana celebra la festa dell’adesione. Migliaia di ragazzi, giovani e adulti, pienamente inseriti nelle loro comunità parrocchiali e nella Chiesa diocesana guidata dal vescovo, rinnovano il loro si a Cristo, alla Chiesa, all’associazione.
Con parole semplici vogliamo esprimerti il nostro grazie per il servizio che rendi alla Chiesa e all’Azione Cattolica.

Desideriamo inoltre che tu esprima la nostra sincera gratitudine al sacerdote che accompagna il vostro cammino associativo: se l’Azione Cattolica è storia di santità laicale lo è anche, diremmo soprattutto, per l’amicizia spirituale e l’alta testimonianza che ordinariamente offrono tanti sacerdoti. È una verità da affermare con franchezza, specie alla luce dell’Anno Sacerdotale recentemente proclamato da Papa Benedetto XVI.

E ti invitiamo anche a ringraziare, uno ad uno, i soci che oggi aderiscono: con questo generoso gesto aiutano l’associazione ad essere sempre più una grande famiglia in cui ciascuno può sentirsi accolto con gioia. Grazie ai più piccoli,che ci aprono il cuore al domani. Grazie ai giovani, che dimostrano come sia possibile credere anche in questi tempi. Grazie agli adulti, che con la scelta associativa ci educano ad uscire dall’individualismo. Grazie ai soci più anziani, memoria storica della nostra amata Ac, dei quali sentiamo il sostegno della preghiera.

Ti chiediamo di riportare, ancora, un grazie speciale ai responsabili, educatori e animatori associativi, che con il loro gratuito impegno trasformano in prassi concreta il progetto formativo dell’Azione cattolica. Un grazie che è partico-larmente sentito alla vigilia del decennio che i vescovi italiani vogliono dedicare proprio all’urgenza del compito educativo.

Infine, un caloroso saluto a tutta la tua comunità parrocchiale, ai fedeli laici, ai sacerdoti e ai religiosi che ne progettano e sostengono l azione pastorale, a tutti i movimenti e alle aggregazioni laicali che nella comunione perseguono il fine generale apostolico della Chiesa.

In queste settimane la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica sta incontrando in vari appuntamenti regionali tutte le Presidenze diocesane. Vogliamo condividere con voi questa prima sintesi: l Azione Cattolica è una realtà viva lungo tutto lo Stivale, fedele alla sua storia fatta di ferialità, evangelizzazione e formazione delle coscienze, pienamente corresponsabile del cammino della Chiesa, capace di importanti innovazioni pastorali. Quella che stiamo incontrando è un Azione Cattolica con tante risorse e ricchezze, in cui si intravede l’azione dello Spirito, e in grado di far fronte alle difficoltà facendo leva, innanzitutto, su un intensa vita spirituale e sulla gratuità del servizio. È per questo motivo che il nostro saluto è rivolto in modo speciale alle associazioni parrocchiali che avvertono maggiormente un senso di fatica: la presenza dell’Azione cattolica in una comunità è sempre un segno ricco di valore!
L’8 dicembre, dunque, abbiamo davvero tanti motivi per sentirci uniti, per avvertire un profondo senso di fraternità. Un senso di fraternità che unisce, senza distinzioni, Nord, Sud, Est, Ovest e Isole. Siamo tutti grati all’Azione Cattolica per quanto ci ha donato: laici e sacerdoti esempi di vita, amici veri, esperienze spirituali e formative, di gruppo e personali, che ci hanno permesso di crescere nella fede e nella partecipazione alla vita della città dell’uomo.

Con questo senso di fraternità leviamo allora una comune preghiera proprio per il nostro Paese, l'Italia, perché ritrovi la strada della serenità e sia luogo in
cui ciascuno contribuisce alla realizzazione del bene comune. E preghiamo perché la Chiesa sia, ogni giorno e per tutti, segno vivo della presenza densa d'amore del Bambino che viene al mondo.

Con affetto,
Franco Miano + Domenico Sigalini

sabato 6 dicembre 2008

8 dicembre. Festa dell'Immacolata. L’Ac in festa


Una bella riflessione che viene dal centro nazionale. Un momento per "rimotivarci" ed essere sempre più consapevoli della nostra missione di laici sia all'interno della Chiesa e sia nella città dell'uomo.

Che cosa rappresenta l’8 dicembre per l’Azione Cattolica? Che cos’è la “festa dell’adesione” che si celebra nello stesso giorno della festa di Maria Immacolata?
Proviamo a rispondere ripercorrendo le parole che Paolo VI rivolse ai laici di Ac l’8dicembre 1968: parole che sono un dono ancora attualissimo.

Tre erano i pensieri che “occupavano lo spirito” di Paolo VI l’8 dicembre 1968: “la celebrazione della festa di Maria Immacolata, la commemorazione del centenario dell’Azione Cattolica in Italia, e la ricorrenza del terzo anno dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II”.

1. Per il pontefice le gerarchie erano chiarissime: “La Madonna, la Madonna Immacolata, domina dall’alto la scena… Maria ci fa vedere come la bellezza e la bontà, l’avvenenza e la virtù, sono in lei riunite con armonia unica, in lei mai punto turbata… tutto è nuovo, tutto è santo in questa creatura, la cui perfezione sembra allontanarla senza confronto da noi, e la cui missione invece avvicina a noi come sorella, come madre, come speranza a tutti accessibile…ella sostiene i nostri passi, ella ci insegna, con la realtà del suo esempio, che anche noi, mediante l’aiuto del Signore, abbiamo la capacità d’essere cristiani veri e santi; ella ci conforta a osare, a sperare; non solo ne abbiamo il dovere, ne abbiamo la possibilità. Il nostro idealismo cristiano acquista una forza realizzatrice nella misura che il fascino del culto mariano ci attira all’imitazione e alla grazia di Cristo”.

2. Poi Paolo VI si rivolse ai laici di AC: “L’Azione Cattolica è un’attività, è un organismo di Laici. Salute a voi, Laici cattolici, che nella Chiesa di Dio assumete un posto di particolare evidenza, e una funzione di particolare efficienza! Dotati e coscienti della personalità soprannaturale propria dei fedeli componenti il Popolo di Dio, a voi non è bastato essere insigniti dell’incomparabile e comune dignità cristiana e della inestimabile fortuna d’appartenere alla Chiesa cattolica; voi avete voluto essere membra vive ed operanti…voi avete sentito l’obbligo di affermare innanzi tutto il vostro carattere di credenti, avete cercato di rendervi conto dei bisogni interni della comunità ecclesiale, avete avvertito le penose condizioni religiose, morali e sociali della società circostante, e vi siete chiesti se spettava anche a voi fare qualche cosa per la causa di Cristo e per l’edificazione non mai terminata della Chiesa; e allora con una risposta, che nasceva dentro come un imperioso dovere, come una rivelatrice vocazione, avete detto: sì; un cattolico non può essere inerte, insensibile, passivo e codardo; e avete fatto dell’azione, dell’azione cattolica una vostra divisa. Laici eravate, e laici siete rimasti… Libertà di offerta, ma serietà d’impegno. Non è stata e non è l’Azione Cattolica un effimero entusiasmo, un’impresa di dilettanti: è stata ed è tuttora un dono vero, un sacrificio serio, un servizio permanente… L’Azione Cattolica ha fatto del rapporto di collaborazione qualificata con i Pastori della Chiesa la sua nota distintiva, la sua ragion d’essere. Non vanto, non prestigio, non vantaggio; ma servizio. Non servitù, ma corresponsabilità. Non clericalismo, ma apostolato. Non invadenza, ma obbedienza. Non burocrazia, ma carità; carità vissuta nella forma ecclesiale più alta, più autentica, più disinteressata, più efficace, e ancora: più meritoria”.

3. Da qui al Concilio il passo è breve: “Vivrà, sopravvivrà l’Azione Cattolica? Ha essa un avvenire davanti?… Come potrebbe un Laicato cattolico, cosciente della promozione attribuitagli dal recente Concilio, considerarsi esonerato dal suo qualificato impegno di apostolato, quando una più esplicita pienezza dei suoi titoli ecclesiali è per lui codificata nei documenti del Concilio medesimo? Potrà la Chiesa in Italia rimanere priva d’un Laicato organizzato a complemento ed a servizio della sua missione apostolica? Chi meglio di voi potrà aiutare ogni altra buona iniziativa intesa a diffondere e a difendere i principii cristiani?”.

Oggi, sette dicembre, il nostro Vescovo, Mons Manzella, ci ha incoraggiati ad andare avanti con le parole di Benedetto XVI del 4.05.2008: "...L'AC dovrà... mantenersi fedele alle proprie profonde radici di fede, nutrite da un'adesione piena alla Parola di Dio, di un amore incodizionato alla Chiesa, da una partecipazione vigile alla vita civile e da un costante impegno formativo".

Lunedì 8 dicembre 2008 il “si” di migliaia di persone aderenti all’Azione Cattolica avrà ancora le stesse note fondamentali: gratuità di servizio nel nome del Signore, radici salde nel cuore della Chiesa, fedeltà alle relazioni che ci sono state offerte in dono, cura della persona, a partire dai più piccoli e dai poveri, corresponsabilità ecclesiale e civile, organizzazione democratica. Buona adesione a tutti!